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Presentato oggi a Sestola il difensore dell’Uruguay Miguel Britos, 22 anni, 1.88 per 82 chili, che ha cominciato solo ieri ad allenarsi con i compagni.

Miguel Angel, per raggiungere il ritiro di Sestola hai affrontato un viaggio ricco di imprevisti.
“L’aereo che mi doveva portare dall’Uruguay in Italia si è rotto: ho preso quindi un volo che mi ha portato in Argentina ma ha avuto un guasto pure quell’aereo. In ogni caso, anche se il viaggio è stato molto faticoso, ho provato una grande gioia arrivando qui: in Italia il calcio numero uno del mondo e prenderne parte per me vuol dire tantissimo. Spero di migliorarmi fisicamente e come giocatore e cercheremo tutti assieme di vincere il maggior numero di partite e fare un buon campionato”.

Come sei diventato calciatore?
“Ho iniziato nel club della mia città, il Deportivo Maldonado, squadra per cui ho sempre tifato: qui ho fatto tutte le giovanili. Sono poi passato al Fenix Montevideo, in prima divisione, e successivamente alla Juventud de Las Piedras, con cui ho partecipato in Italia al Torneo di Viareggio del 2006, vincendolo: quella è stata un’esperienza importantissima per me, in finale abbiamo battuto la Juventus di Giovinco, attaccante piccoletto e rapido, difficile da marcare, votato miglior giocatore del torneo. Alla Juventud sono arrivato in prima squadra, poi, con il Wanderers Montevideo, o giocato anche in Coppa Libertadores”.

Dove vuoi arrivare?
“Al massimo: vorrei affermarmi nel calcio europeo e vestire la maglia della Nazionale uruguayana, con cui sinora non ho mai giocato. Per questo, penso che qui a Bologna vivrò un’esperienza importantissima per me: è una squadra di Serie A storica e prestigiosa, darò il meglio di me”.

Conosci gli attaccanti del campionato italiano?
“Oltre a partecipare al Torneo di Viareggio, ho sempre seguito il calcio italiano in televisione: so che ci sono parecchi attaccanti alti, bravi nel gioco aereo e forti tecnicamente. La Serie A è popolata da molti campioni in attacco, gente che ti punisce al primo errore: tra i più temibili, ricordo Ibrahimovic e Trezeguet. So di dovermi abituare pian piano, passo dopo passo, ad un calcio di livello così alto, ma non ho paura: pur essendo giovane, penso di aver maturato abbastanza esperienza e sono sicuro di potermi giocare le mie carte in Serie A”.

A che difensore ti ispiri?
“A Paolo Montero, urugagio che ha giocato anche nella Juventus: è stato un giocatore completo, bravo anche ad impostare l’azione. Quando posso, anche io cerco di dare una mano a costruire il gioco, ma do il meglio sulle palle alte e in marcatura”.

Quali sono le tue prime impressioni di questo ritiro a Sestola?
“Qui si lavora meglio che in Uruguay: ci sono buone strutture e devo dire che i dirigenti, lo staff e i giocatori mi hanno accolto in modo spettacolare. Ho visto Bologna in occasione delle visite mediche: è una città bella e tranquilla”.

Cos’hai pensato quando hai saputo che c’era una squadra italiana interessata a te?
“Una grande felicità, ero veramente molto emozionato: venire a giocare in Europa, e soprattutto in Italia, un Paese che mi piace molto, è sempre stato il mio sogno fin da bambino. La mia famiglia quasi non credeva che mi stesse capitando tutto questo. Oltre ai genitori, ho una sorella, che è sposata e sta per avere una bambina, e un fratello, che ha giocato a calcio ma solo nelle giovanili. La mia fidanzata, Virginia, vive sentimenti contrastanti in questo momento: è felice per la mia occasione e triste perché ora siamo molto distanti”.

Cosa ti piace fare quando non giochi a calcio?
“Sono appassionato di pesca, in lago, in fiume e anche in alto mare. Sono un ragazzo tranquillo, amichevole, collaborativo: non sono un tipo nervoso”.

Categoria: Calcio
 

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