Telecentro Odeon TV

La Tv di Bologna e dell'Emilia-Romagna (canale 17 e 71)

No Banner to display

«Spero che a fine stagione una mia foto possa finire nella parete delle glorie, in palestra, dove ho visto i volti più importanti di questo club». E quando Earl Antoine Boykins, dieci anni nella Nba, si presenta così, anche il più glaciale dei tifosi si scioglie e al Cierrebi assiepato di fans parte l’applauso spontaneo. Che non sia la stella snob piovuta da Marte per insegnarci la pallacanestro lo si capisce subito, quando Claudio Sabatini lo stuzzica con un paio di gag sulla sua altezza lillipuziana (rispetto ai giganti del cesto): sorride, si mette sulle punte per pareggiare i centimetri del patron e concede a sua volta qualche lazzo: «Non so cosa si dice di me, ma vi assicuro che una volta ho stoppato Kobe».
A Bologna, però, dovrà fare sul serio. Preso per vincere, viene da stella assoluta del campionato, da giocatore più pagato, da punto di riferimento per l’agguerrita banda d’avversari. E allora nell’affare ci si tuffa subito: «Giocare all’estero è una grande opportunità che la Virtus mi offre quest’anno, non penso per ora a una “fase due” della mia carriera. Conoscevo l’Italia dalle Universiadi del ’97, quando giocai in Sicilia, quindi sapevo della passione dei tifosi, della bontà del cibo, dell’accoglienza. Quell’esperienza ha fatto sì che un mese fa, quando ho preso in considerazione l’Europa, ho ascoltato subito le proposte del club. Sono qui da due giorni e c’è un’atmosfera magica, la gente mi ferma per strada e mi saluta. Sono davvero carico, ma vi fermo subito quando parlate di “fenomeno”: io non sono una stella, sono un buon giocatore che è venuto ad aiutare la Virtus a vincere il sedicesimo scudetto (dice proprio così, sedicesimo ndr). Voglio riportare il club alla sua tradizione vincente». Parole grosse, roboanti, che solo un asso della Nba avrebbe potuto pronunciare senza che l’entusiasmo venisse scambiato per «sboronata». Boykins vuole vincere il titolo. In mezzo, c’è una stagione ripida, con sfide toste ma — per un talento così — non impossibili, se l’Italia è dominata da due anni da un solo uomo, Terrell McIntyre. «So che tutti vorranno sfidarmi, allo stesso modo io sfiderò loro. Non ho nessuna paura, altrimenti non sarei stato dieci anni nella Nba mentre tutti dicevano che non avrei potuto giocare. Non cambierò il mio modo di giocare, credo che in Europa come negli States sia fondamentale la compresione del gioco. Se uno è in grado di farlo, a quel punto conta solo dare il 110%. E io lo farò». Accompagnato da Andy Bountogianis, collaboratore dell’agenzia di Mark Termini di cui ha portato la benedizione all’affare, il piccoletto sorridente, scarpa lucida e polo griffata Virtus, pennella la sua valutazione dei rapporti fra America ed Europa nell’estate della transumanza. «Non sono sorpreso dei tanti giocatori Nba che hanno varcato l’oceano, il basket ormai è un gioco globale e il livello qui è alto. Ormai un americano vede l’Europa come una sfida, tipo le Olimpiadi. Per me sarà immensa, perché sarò sempre nella posizione di decidere le partite ed è quello che amo, sono venuto qui per questo ». Lo sarà anche di più del passato, quando l’asticella da superare era quella del pregiudizio sui suoi 163 centimetri e la sua stazza non da Nba. «Il primo problema, là, è l’impressione che dai. Tutti si fermavano al confronto fra i punti e i miei centimetri, ma il gioco è molto altro. Allora devi far capire che segnare non è in cima ai pensieri quanto vincere. Se ti percepiscono come un vincente, ti rispettano. E io sono un vincente».
Con gli occhi a cuore, già innamorati di lui, i tifosi odono le ultime chicche al miele. «Della Virtus non sapevo molto, mai vista una partita, ma ne ho sentito parlare guardando il film su Sugar Richardson (uscito nel 2000, ndr). Ho lavorato con lui a Denver, mi ha parlato del club. E ieri, osservando i titoli vinti che campeggiano nella parete della sede, ho capito che quest’anno l’unico traguardo dev’essere quello di tornare a vincere». Ovazione, poi foto, autografi, baci. Dagli States, la famiglia in arrivo ha visto lo show trasmesso worldwide.
Forse durerà solo un anno, ma l’Era Boykins è appena iniziata.

Categoria: Senza categoria
 

Lascia un Commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.