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DIECI stagioni consecutive di Nba alle spalle e la grande umiltà di non far pesare a nessuno la sua brillante carriera. Si presenta così Earl Boykins al numeroso pubblico della Virtus che ha stipato la saletta/soffitta del Crb, sorriso stampato in faccia, l’ironia di scherzare sulla statura, sapendo che tanti suoi “colleghi” salpati dal professionismo americano sono naufragati nelle difficoltà del basket europeo. «Voglio ringraziare tutti per le belle parole che sono state spese su me – esordisce così lo stesso Boykins – e grazie anche per avermi definito una stella anche se non lo sono. Sono un buon giocatore e vorrei contribuire a vincere qualcosa che avrebbe il numero 16, il sedicesimo scudetto nella storia della Virtus. Ieri, appena sono entrato nella nostra palestra, ho visto le foto dei campioni del passato e il mio obiettivo sarà quello di veder appesa su qui muri anche la mia». Se vi erano ancora dei dubbi sul fatto che la società bianconera nel sondare i giocatori avesse dato particolare importanza al carattere, ascoltando il play statunitense le ultime incertezze vengono cancellate. «Avendo questa altezza, tutti fanno confronti tra la mia taglia e i punti che segno. Ma io non ci ho mai pensato, mi considero un vincente e voglio esserlo anche in Europa, perché è questo che contraddistingue i buoni giocatori da quelli normali. Mio padre mi ha insegnato che per avere successo bisogna dare sempre il 100%, e io ho scoperto che aveva ragione».
Delle vecchie glorie della Virtus, Boykins conosce personalmente Michael Ray Richardson, dai tempi in cui giocava a Cleveland mentre l’ex play bianconero era nell’ufficio stampa dei Cavaliers ma, nonostante i racconti, qui in Italia Boykins rimane una matricola. «Sto cercando di conoscere il più in fretta possibile i miei nuovi compagni, perché devo imparare da loro, in ogni allenamento cercherò sempre di più di entrare in sintonia con la squadra, e capire tutte le situazioni. Questo è il compito del playmaker in Europa come in America, a qualsiasi livello. Non penso che cambierò molto il mio stile di gioco, ho le mie caratteristiche, e in ogni partita darò il 110% per aiutare la Virtus a vincere».
L’unica preoccupazione è legata alle particolari attenzioni che i diretti avversari potrebbero avere nei suoi confronti. Non capiterà spesso di marcare un giocatore che ha un passato così lungo in Nba.
«Non ci avrei giocato per così tanto tempo se non fossi in grado di raccogliere questo tipo di sfide.
Nessuno mi ha regalato nulla, so che tutti mi vorranno affrontare, ma io sono altrettanto pronto. Non ho mai paura di entrare in campo».

AL TERMINE della presentazione di Boykins, il patron virtussino Claudio Sabatini, visibilmente emozionato per l’arrivo della stella Nba, ha colto l’occasione per chiarire alcune sue dichiarazioni. «Prima del mio ultimo incontro con la stampa c’erano state giornate di contrasto con la Fortitudo per l’operazione Koponen. Mi scuso se alcune mie dichiarazioni frutto di quella situazione sono risultate offensive nei confronti dei tifosi e dei giocatori biancoblù, non era davvero mia intenzione. Poi, avevo detto che la curva Rivers, quella normalmente occupata dai Forever, sarebbe stata inutilizzabile, al contrario cercheremo di renderla disponibile per l’inizio del campionato».

Categoria: Calcio
 

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