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POICHE´ nessun bovaro farebbe mai morire di stenti la vacca che gli dà il latte, Claudio Sabatini ha rifatto una Virtus da corsa, anziché stremarla per dispetto, come minacciava nelle ore d´un suo stonato cupio dissolvi, carezzato per infliggere al suo ingrato pubblico una squadra ancor peggiore di quella indegna dell´ultima stagione. L´ha invece ricostruita in silenzio, ma non a caso, se è vero che, mettendosi a tavolino sulle macerie ancora fumanti dell´annata perduta, lui e Pasquali s´erano dati, progettando questa, un principio preciso: e cioè che gli uomini già in portafoglio sarebbero stati i veterani di lusso da far partire dalla panchina, armando invece un quintetto tutto nuovo.
Detto e fatto. Giovannoni, Blizzard e il Vukcevic che fu sfilato con un brillante blitz agli indugi di Milano sono lì seduti e vi s´aggiunge ora il Chiacig che, sui 10-15´ di prospettato impiego, è il lungo di resa più corposa del torneo, lasciando l´ultimo buco per il play di riserva (uno per le briciole, da a 10´ di campo). Il quintetto allinea dunque Boykins, Langford, Righetti, Arnold e Ford, ed è esperto ma non vecchio, solido ed atletico, di vaga consistenza difensiva, però con molti pezzi reduci da un´ultima stagione eccellente. Se ne dovrà tarare un mix, ma questo vale per tutti: e la bontà del materiale conforta. Boykins, da innesto finale, è un´iniezione generosa e ponderata, un valore tecnico e non solo mediatico (senza peraltro demonizzare un versante vitale, di questo sport del terzo millennio), un uomo di cui non si può discutere la carriera (alla Best, ma con gli odierni 4 anni in meno, 32 a 36) e di cui paiono raccomandabili pure carattere e attitudine professionale.
Così carrozzata, la Virtus viene messa sul banchetto per la campagna abbonamenti, tradizionale polmone finanziario del club, contando su risposte altrettanto generose. Promette arrosto, dopo il fumo dell´ultima estate, e riadotta uno stile comunicativo più consono ad un pubblico legato alla conformistica sostanza e poco incline al cabaret dei proclami minimalisti, irridenti d´un sistema che resta invece basato sui successi in campo e non sugli allegri tracolli. Il riarmo coincide non a caso con l´avventura imprenditoriale che Sabatini ha voluto incardinare sull´ex PalaMalaguti, facendone la base del proprio progetto: l´idea di sfruttamento dell´impianto non è solo sportiva, anzi è fortemente orientata sul resto, ma dalle fortune del basket non potrà prescindere, perché il basket, di Sabatini, è la merce in vetrina e una vetrina ben illuminata è fondamentale per trainare al successo attività come le sue, rivolte a una platea.
Pressochè al completo, la Virtus lancia dunque la sfida a un campionato che rischia di morire di noia, se replicasse la solitaria e monotona litania di Siena padrona e l´apoteosi di uno scudetto già assegnato ancor prima di partire. Resta lei la favorita, ma il basket ha ripreso a muoversi. Non solo qui, ma soprattutto qui. Se è tornata Basket City (e se la Fortitudo, cui tocca ora la palla, s´adeguerà) è ora la risposta più attesa. La domanda, intanto, è stata posta con estrema serietà.

Categoria: Basket
 

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