Telecentro Odeon TV

La Tv di Bologna e dell'Emilia-Romagna (canale 17 e 71)

No Banner to display

L’aspetto più inquietante dello show di Earl Boykins a Udine nell’ultimo quarto è che avrebbe anche potuto non verificarsi. A cinque minuti dalla sirena, Boykins ha commesso il terzo fallo dell’ultimo periodo, il quarto in assoluto. In quel momento stava marcando un assatanato Joseph Forte, riemerso improvvisamente dalle ceneri della sua stagione suicida. C’è stato un possesso difensivo in cui Boykins ha continuato a difendere su Forte come la sua vita dipendesse da quella difesa. E ha rischiato di commettere il quinto fallo. Che avrebbe avuto conseguenze disastrose sulla partita della Virtus, forse sull’intera stagione bianconera. E soprattutto avrebbe privato il campionato del più devastante ultimo quarto giocato quest’anno da un qualsiasi giocatore.

DIFESA – Dopo quel possesso-rischio, Boniciolli ha cambiato marcatura spostando Langford su Forte e Boykins su Michele Antonutti. L’ala udinese è 40 centimetri più alto di Boykins ma non è pericoloso come Forte, non è granché nel gioco vicino a canestro e in più la Snaidero non gli ha dato un pallone. In altre parole, Boniciolli ha potuto nascondere Boykins in difesa evitando il rischio del quinto fallo. E ha avuto ragione. Mossa sottile ma determinante.

QUARTO – Per tre quarti Boykins aveva segnato sette punti e giocato appena 16 minuti. Per 14 minuti coach Matteo Boniciolli aveva avuto buoni motivi per tenerlo in panchina. Poi qualcosa si è acceso. Nell’ultimo periodo Boykins ha messo da parte ogni remora, ogni desiderio di giocare all’europea, di coinvolgere i compagni (tra l’altro a parte Sharrod Ford e per qualche frangente Keith Langford erano rimasti tutti abbastanza al di sotto delle aspettative). Ha fatto il Boykins e sfoderato dieci minuti vecchio stile. Non è un caso se Boykins è il detentorc del record Nba di punti segnati in un supplementare con 15. Lo scoiattolo di Cleveland, come presero a chiamarlo ai tempi di Eastern Michigan, non è un costruttore di gioco, è un esecutore. Può preoccuparsi dei compagni per tre quarti ma nell’ultimo deve finalizzare. E a Udine l’ha fatto. 25 punti in 10 minuti, nessun errore al tiro, nessun errore dalla lunetta. I 32 punti finali, come il 14/14 dalla linea sono record stagionali.

STRISCIA – La prova sensazionale di Boykins – ne fece una simile sullo stesso campo Travis Best l’anno passato ma non fu abbastanza per vincere – ha permesso alla Virtus di chiudere una striscia perdente di quattro gare nelle partite esterne e di vincere due gare consecutive per la prima volta dal derby. Allora vinse la quarta gara consecutiva. Ma da quel momento non era mai riuscita ad imporsi in due partite successive. A Udine ce l’ha fatta.

VELOCITA’ – L’arma usata da Boykins nell’ultimo quarto è stata la velocità, anziché portare palla nell’altra metà campo, ad un certo punto ha cominciato ad aggredire il campo a tutta velocità. A quei ritmi Boykins non è marcabile. La velocità gli ha permesso di raggranellare falli e andare in lunetta. I tiri da tre hanno fatto il resto. Anche i 93 punti segnati contro la Snaidero sono il top stagionale di squadra. Eguagliano quelli del derby. Erano otto partite di campionato che la Virtus non superava i 90. Ovviamente non bisogna mai dimenticare che, per quanto energica, orgogliosa e competitiva, Udine è pur sempre l’ultima squadra del campionato, classifica alla mano, e la vittoria maturata nel finale non deve essere sopravvalutata.

Categoria: Basket
 

Lascia un Commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.