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I puristi storceranno il naso, ma chi vuole divertirsi guardando una partita di basket si sarà goduto l’ultimo quarto tra Udine e Virtus Bologna, o meglio tra Joseph Forte ed Earl Boykins. In quegli ultimi dieci minuti il play della Virtus ha segnato 25 punti (su 35 di squadra), la guardia di Udine 18 (su 31). L’uno contro uno prolungato dei due americani non sarà mai materia di un clinic sull’attacco e neanche un edificante esempio per un giovane giocatore alle prese con l’apprendimento del basilare concetto di gioco di squadra. Per quei dieci minuti Boykins e Forte hanno corso lungo il sottile confine che separa l’esibizione di un talento inarrestabile e il delirio di onnipotenza. Per lo spettatore, magari disinteressato al punteggio perché non tifoso, è facile entusiasmarsi davanti a uno show/simile. Quello che, fatte le debite proporzioni, succede nella Nba dove l’uno contro uno è spesso uno dei giochi d’attacco più utilizzati. In fondo, un canestro realizzato anche senza tre o quattro blocchi consecutivi o alla ricerca della spaziatura perfetta vale sempre due o tre punti. Lo spettatore, invece, non si sarà entusiasmato dopo Fortìtudo-Montegranaro, partita finita senza cronometro per l’impossibilità tecnica di resettarlo dopo un errore. E se succedesse in una finale scudetto?

Categoria: Basket
 

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