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EMANANO sicurezza i 165 centimetri, piccoli, asciutti ma carichi di classe, di Earl Boykins. In sostanza, lo mostrano come se l´aspettano la Virtus e i suoi tifosi: in duecento, ieri pomeriggio, l´hanno applaudito, con stima e simpatia, nel caldo ancora tropicale del Cierrebi. Movenze da ragazzino, polo bianconera di scuderia, Earl ha sfoggiato per quasi un´ora un bel sorriso giovanile. E strappato sghignazzi quando ha confessato: «Sì, una volta ho stoppato pure Bryant». Il piccolo grande play parla con voce bassa, quasi timida, ma sa bene dov´Ã¨ capitato e quel che vogliono da lui.
Boykins, è la sua prima volta in Europa. Con quali attese?
«Appena arrivato qui, ho visto nella palestra (l´Arcoveggio, ndr) gli stendardi delle vittorie e le foto dei campionissimi. A fine anno vorrei avere anch´io una gigantografia, per aver dato una mano a portare a casa il sedicesimo campionato».
Parole da star. Intanto, dopo 10 anni filati di Nba, come cambierà la musica?
«Non mi sento una stella, solo un buon giocatore. E quelli capaci si riconoscono da quante partite riescono a vincere. Sono dove volevo, ringrazio la Virtus e Sabatini d´avermi dato la possibilità di poter competere per vincere, in un team dal passato glorioso, magari avendo la palla nelle mani quando si decide. E quello che vorrebbero fare tutti i praticanti e i professionisti di questo sport».
La Virtus quando l´ha cercata?
«Circa 45 giorni fa scelsi coi miei agenti di provare la sfida in Europa. La Virtus s´è fatta avanti un mese fa, e per me sarà una grande opportunità».
Prima ne aveva mai sentito parlare?
«Da anni. Ricordo che vidi in tv uno speciale dedicato a Richardson, in cui si nominava la Virtus. Poi Sugar l´ho conosciuto a Denver, dove io giocavo e lui faceva il pr. M´ha parlato spesso di Bologna. Appena arrivato, mi fermano per strada. Sbalorditivo: ricordavo una cosa simile nel ‘97, quando vinsi le Universiadi in Sicilia. Quell´entusiasmo ha pesato sulla scelta».
Dall´Nba all´Europa, non fa un passo indietro?
«La pallacanestro ora è globale, i risultati delle nazionali dicono che il livello sta uniformandosi. Tedeschi, slavi e spagnoli hanno successo da noi: ora siamo venuti a raccogliere la sfida».
Quale sarà, tecnicamente, la sua?
«L´essenziale per un regista è conoscere il gioco in tutte le sue parti. Il mio approccio sarà questo, non cambierò stile. Darò tutto per guidare bene la squadra, che dovrà aiutarmi ad entrare in sintonia. Ho visto i miei compagni, sono in gamba e saranno fondamentali».
E lei come sarà utile?
«C´è un equivoco nella mia carriera ed è che spesso la mia taglia veniva collegata solo ai punti che facevo. Beh, io non sono uno scorer. Col tempo m´hanno riconosciuto come vincente, e quello conta. Sono un play, ma posso giocare ovunque serva».
Da ottobre in poi tutti gli avversari le saranno addosso.
«Non credo che in una decade di Nba m´abbiano mai regalato qualcosa. Sono pronto ai trattamenti speciali».
Al primo turno troverà Shawn Kemp. Un mito.
«È stato mio compagno a Cleveland quand´ero matricola. Non lo vedo da 2-3 anni, l´aspetterò con piacere».

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