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“Io non cancello nulla, il prefetto nomini un commissario”. Virginio Merola tira dritto per la sua strada. Il sindaco di Bologna non ci sta ad annullare la trascrizione nel registro delle nozze gay contratte da cittadini bolognesi all’estero e si ribella al provvedimento di annullamento del Prefetto Ennio Mario Sodano.
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Come annunciato in luglio, Palazzo d’Accursio aveva cominciato a metà settembre a trascrivere nel registro le nozze gay contratte da cittadini bolognesi all’estero. Ma lo stesso giorno il prefetto aveva imposto il ritiro della direttiva perché il matrimonio fra persone dello stesso sesso non è previsto nell’ordinamento italiano. “La cancellazione contrasta con il diritto europeo – ribadisce il sindaco in una nota – con la nostra Costituzione, con il diritto delle persone che hanno chiesto la trascrizione, con la storia e il futuro della città che ho l’onore di rappresentare, che non vuole cittadini di serie A e serie B, e con la mia coscienza. Risponderò in queste ore al Prefetto – continua Merola – perché provveda lui al concreto annullamento, e informerò le persone direttamente interessate dalla decisione di Sodano, perché almeno possano valutare le azioni legali a loro tutela”. Continua così il braccio di ferro tra Comune e Prefettura, quello che ha dato il via ad altri sindaci italiani ad andare contro al Ministero dell’Interno, dove Angelino Alfano chiedeva a fine estate, tramite una circolare ai prefetti di tutta Italia di cancellare gli atti già registrati. La circolare prevedeva un nuovo ‘sollecito’ da parte della Prefettura affinché il Comune autonomamente provvedesse a cancellare le trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. E nel caso in cui questo non fosse avvenuto, il Viminale avrebbe autorizzato i prefetti a procedere con gli annullamenti.
“Dovremmo dire che ci arrendiamo. In Italia non c’è più alcun rispetto per i diritti – dice il portavoce dell’associazione Gay Center Fabrizio Marrazzo – Vedere annullare le trascrizioni delle nozze gay anche a Bologna, dopo Roma, è un atto di intromissione dello Stato nella sfera delle relazioni di coppia e nelle relazioni affettive, che viene portato avanti con noncuranza della legge, che non prescrive in alcun modo che le unioni gay siano un pericolo per l’ordine pubblico”.

Categoria: Attualità
 

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