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La notizia trapela verso mezzogiorno e la conferma arriva alle 15, quando all’Hotel San Marco di Sestola, sede del ritiro estivo rossoblù, Alfredo Cazzola e Renzo Menarini ne danno notizia in una conferenza stampa congiunta: il Bologna passa di mano, quantomeno in parte. Infatti Alfredo Cazzola ha ceduto il 63% abbondante della sua quota a Renzo Menarini, che dal 30 settembre, giorno del passaggio di consegne, diventerà così proprietario al 100% del Bologna Calcio. La società rossoblù nella sua interezza è stata valutata 18 milioni di euro, pertanto la cifra sborsata da Menarini per le azioni di Cazzola si aggira poco sotto i 12 milioni di euro.
Il primo a prendere la parola è proprio Cazzola, presidente uscente da qui a un paio di mesi: «Devo dare una buona notizia che riguarda la nostra società: Aktiva spa conserva il controllo del 100% del Bologna, avendo deciso di togliere dal mercato in maniera definitiva l’ipotesi di vendere a terzi la società, e ho il grande piacere di comunicare che ho raggiunto un accordo con il mio socio Renzo Menarini per cedere alla Cogei, la sua società, la quota in mio possesso, ovvero il 63% di Aktiva che era controllato da Finalca. Dopo tutto quanto accaduto in questi ultimi mesi, quello che è successo oggi è quanto di meglio potesse capitare perché il Bologna resta alla società che ne deteneva già il controllo e ora sarà saldamente in mano alla famiglia Menarini, famiglia di imprenditori della nostra città. Fino al 30 settembre rimarrò azionista e presidente, ma gli impegni sottoscritti sono irreversibili: il sodalizio tra me e Menarini resta importante, lui è quello che mi ha convinto ad entrare in questa società e ora assume un impegno molto importante, che gli rende onore e che suscita in me grande ammirazione. Abbiamo sempre lavorato con lealtà, collaborazione e rispetto: ci siamo comportati come se non ci fosse mai stato un azionista di maggioranza o di minoranza, entrambi coinvolti nella gestione e responsabili verso la città».

Poi le luci della ribalta finiscono tutte su di lui, il geometra 73enne nuovo timoniere del Bologna Calcio, curiosamente con un look molto sportivo, con i pantaloni della tuta del Bologna. Nessuna sviolinata, però, semplice necessità dopo essere stato lavato da un bicchiere di limoncello accidentalmente versato, a pranzo, dal ds Salvatori. Menarini regala subito parole al miele all’ormai ex socio: «Sono ancora con piacere al fianco di Cazzola, un grande presidente: trovarne un altro alla sua altezza sarà molto difficile. In questi tre anni ha lavorato con grande professionalità assieme allo staff dirigenziale e tecnico e i risultati si sono visti lo scorso primo giugno, una data storica per la città. La promozione in A era quello che ci eravamo preposti io, Alfredo e Bandiera, a cui va comunque un grazie. Spero di poter approfittare ancora della sua collaborazione ed esperienza, anche oltre il 30 settembre. In queste settimane abbiamo valutato le proposte di acquisto pervenute, ma alla fine è prevalso il buon senso, visto che vogliamo il bene del Bologna: finora abbiamo lavorato sul potenziamento della squadra ed arriveranno altri giocatori a completare l’organico». Confermati senza alcun dubbio Salvatori, che sarà il responsabile dell’area tecnica, ed Arrigoni, l’allenatore, entrerà nel Bologna anche Pier Giovanni Ricci, geometra nato alla Cogei, poi direttore del PalaMalaguti anche durante la proprietà di Cazzola e successivamente del Gruppo Cabassi e infine tornato nuovamente nell’azienda di Menarini: sarà lui il nuovo direttore generale rossoblù. Il dubbio rimane per la carica di presidente, perché al di là del suo carattere schivo, l’idea di Menarini è quella di continuare ad occuparsi dell’azienda di famiglia. E allora ecco che il Bologna potrebbe avere la prima presidente donna della sua storia: è Francesca Menarini (nella foto), figlia di Renzo, classe 1964 – un’annata che non può lasciare insensibili i cuori rossoblù – grande appassionata di calcio, giocatrice di tennis nel tempo libero e assidua frequentatrice del Dall’Ara, più del fratello. «Non è ancora sicuro – minimizza lei – diciamo che ci sarà un derby in famiglia per questa carica. Io come Rosella Sensi? Per ora non è così, poi vedremo».

Sul futuro la parola torna a Menarini senior: «Sui giornali ho letto fantasie, non ho cercato collaboratori e non intendo farlo ora (anche se in tal senso i rumors continuano, così come quello che ieri vedeva un ex dirigente della Segafredo Zanetti a pranzo proprio in quel di Sestola, ndr). Per ora pensiamo al campionato, in vista non c’è nessuno che possa venire al mio fianco: io proseguirò a fare il presidente di Cogei, dando qualche contributo al Bologna Calcio. Siamo tutti innamorati di questa società e vorremmo vederla fare dei progressi in serie A». E il buen retiro di Cazzola? A spiegarlo è lo stesso presidente uscente: «Io e i miei figli abbiamo studiato alcune iniziative imprenditoriali che coinvolgeranno la nostra famiglia quando sarò libero da impegni. Personalmente mi servirà un momento di distacco emotivo da questa carica così coinvolgente, però allo stadio tornerò ancora, questo è sicuro. E se Renzo vorrà, darò volentieri una mano per il tanto lavoro che c’è da fare per celebrare il centenario, lungo tutto il 2009». Si chiuderà dunque il prossimo 30 settembre, dopo quasi tre anni (subentrò ad inizio ottobre 2005), l’era Cazzola. Un’era cominciata facendo i conti con una società sbrindellata dalla gestione Gazzoni, a pezzi praticamente sotto ogni aspetto: ci ha messo due stagioni e tre quarti per riportare in serie A i rossoblù, uno in più di quanto sperava, facendo i conti con mille difficoltà e trovando mille nemici. Lunghissimo l’elenco delle querelle: da quella sul marchio con Schematre ed Europonteggi – altra eredità della gestione precedente – ai contrasti con Ulivieri, dalla cacciata di Zaccarelli agli anatemi contro Calciopoli, dalla rabbia nel giorno di Bologna-Brescia con il tentativo di ritirare la squadra ai contrasti tremendi con le istituzioni, a partire dal caso Romilia finendo alle critiche per la questione americani. Molte volte aveva le sue buone ragioni, qualche volta prese in granchio, ma contrariamente a chi lo ha preceduto lascia una società sana, con collaboratori assolutamente validi, senza conti o parcelle di avvocati da pagare, quasi gestibile con il pilota automatico. E, soprattutto, in serie A. Ecco perché ogni tifoso del Bologna, al netto delle simpatie o delle antipatie che si possono avere per il personaggio, deve ad Alfredo Cazzola un grazie grande almeno quanto la gioia provata lo scorso 1 giugno, quando una città intera riscoprì la gioia di esultare per la propria squadra di calcio.

Categoria: Basket
 

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