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Brett Blizzard ieri sera alla Futurshow Station è arrivato a cinque minuti dall’inizio della gara e si è sistemato dietro la panchina accanto a Federico Lestini che da domenica torna regolarmente in campo. «Non voglio diventare un elemento di distrazione, non voglio sentirmi dire “Come On Brett, ripensaci”». «Era giusto si pensasse solo alla partita», diceva nel pomeriggio. Poi, ci ha ripensato. E non ha resistito. Purtroppo, il debutto in Eurochallenge, un cammino che la Virtus auspica lunghissimo, è stato cancellato nell’interesse pubblico dal caso-Blizzard. Ieri la guardia, con il volto triste di chi può essere accusato di irriconoscenza ma la decisione l’ha sofferta davvero, ha spiegato il suo gesto clamoroso. «Non entro in troppi dettagli, non sarebbe giusto, ma è una decisione personale: non ho nulla di cui lamentarmi per come sono stato trattato dalla Virtus o da Claudio Sabatini. E’ il contrario».

L’INTERVISTA – «Ho chiesto di essere ceduto – ha detto ieri – e non torno indietro. Sembra sia accaduto in fretta ma ci pensavo da due settimane. Non ho reagito di istinto ai quattro minuti di Cantù. Già la gara con Rieti mi aveva fatto meditare. Ho aspettato. Non ho nulla contro la Virtus o contro Sabatini, mi hanno fatto solo del bene. Ma in questo momento non sono felice, perché sento di poter dare molto e non posso farlo. Non è giusto essere infelici quando la squadra vince. La mia idea è che se non vuoi giocare in una squadra allora non devi farlo. Dentro lo spogliatoio da insoddisfatto potrei diventare un cancro. Preferisco andare via prima che diffonda la malattia. Se restassi sarei egoista e non sarei un buon compagno di squadra, io invece voglio che la Virtus vinca, per i miei amici, la società, i tifosi. Oggi sono scontento e qualcosa voglio che cambi. Accetto i rischi, so che l’erba del vicino non è sempre più verde. Potrei anche trovarmi peggio ma ho deciso di provare. Conosco Sabatini, mi aspettavo una posizione rigida. Quando fa qualcosa lo fa sempre per gli interessi suoi e della Virtus, ma sono d’accordo con questo modo di fare, lo sostengo al 100%. Non ho mai avuto un problema con lui».

EMOZIONI – «In questo momento – ammette Blizzard – sono arrabbiato con me stesso. E’ stata una decisione sofferta, dolorosa, io amo la Virtus e Bologna. Se parlassi dei miei anni qui andrei avanti un’ora e sarebbero bei ricordi, mi farebbero stare ancora peggio. Ma sono nel pieno della mia carriera, ho 28 anni e ho bisogno di giocare. Non voglio che i miei anni migliori passino e io li veda seduto in panchina. Oggi non so dove andrò a giocare, in Italia, all’estero, in Australia. Sono lontano dalla mia famiglia, posso andare ovunque. Il primo obiettivo è giocare. Non è nemmeno Blizzard contro Boniciolli. Lui ha le sue idee, è stato allenatore dell’anno ad Avellino, io lo rispetto. Ma i minuti, le partite dicono tutto di come uno la pensi».

DELUSIONE – «In estate – prosegue Brett – è tutto bello sulla carta, poi cominciano le partite e le cose cambiano. Sfortunatamente questo sistema non ha funzionato. Tutti gli americani vengono in Europa per giocare 30-35 minuti tutte le partite. Io non l’ho mai fatto tranne a Jesi quando abbiamo vinto la Legadue il mio primo anno italiano. Ho sempre sacrificato me stesso ma se faccio un altro passo indietro arrivo contro il muro. Ad un certo punto dovevo reagire, prendere una posizione forte. Ho deciso e vivrò con le conseguenze della mia decisione, anche se dovesse rivelarsi un autogol. I compagni hanno cercato di convincermi, mi hanno chiesto perché, come mai, ma ho spiegato la situazione e hanno capito. Ora mi alleno da solo, come posso».

Categoria: Calcio
 

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