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ARRIVA la prima finestra di mercato e pensi che le squadre si rinforzino. Quella di Blizzard è invece la prima fuga dalla finestra. Relativa poi: il gioco lo fa Sabatini, finché avrà voglia di chiedere, per liberarlo, il doppio (500 mila euro) di quel che al giocatore resta da prendere per l’anno. Al di là di ciò che può essere accaduto, e si sussurra di confronti a voce alta fra giocatore e coach, è chiaro che Blizzard la squadra l’avrebbe domani: Ferrara, Udine, Cantù, Milano stessa (se rivolta il reparto piccoli, mentre ragiona su Mensah-Bonsu per Katelynas). A chi non serve un italiano con tiro, solido e serio? Magari non la pensa così Sabatini, che lo prese al minimo salariale, gli diede la ribalta negata da Siena, lo fece operare dove voleva lui e gli estese pure il contratto fino al 2010, per vederlo ora infoltire la panca dei dipendenti non-giocatori (a ieri, Holland, Lestini, Lauwers). Mandato alla gogna in diretta, il patron l’ha già torturato musicalmente, dettando quella maliziosa scaletta. «Lui scherza con la musica perché l’ha presa bene», ha detto Brett, ma che ci sia da brindare all’incontro è dura, soprattutto per Blizzard, finito in un vicolo cieco. Sabatini aspetta invece col flute in mano chi gli porterà soldi freschi. Gli ex compagni, infine, dovranno solo tuffarsi su 17 minuti di campo lasciati vacanti.

Categoria: Calcio
 

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