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Alla fine, l’habemus campionatum è stato pronunciato, e dopo la settimana di rinvio, finalmente, domenica si gioca. E non si può nemmeno parlare di estate calda, dato che i bubboni siculpartenopei sono esplosi, o sono stati fatti esplodere, mentre le foglie si stavano già ingiallendo, e il calendario parlava più di autunno che non di ombrelloni-oni-oni. Ma così è, anche se non ci pare, ed eludendo il fatto che siano stati fatti contratti televisivi per 18 squadre, e i tifosi abbiano stipulato abbonamenti per X partite, e non per X-2, domenica si parte. Per un campionato più breve, con 4 giornate in meno, e con la paura della retrocessione che a questo punto alza la sua asticella, dato che al piano di sotto scenderanno le numero 15-16 e non, come si pensava, le numero 17-18.

La speranza è che questi discorsi stiano lontani dalla nostra città, che negli ultimi due anni ha visto prima la Fortitudaccia di Ataman-Martinelli-Edney eccetera salvarsi grazie ad un infortunio che tenne fuori Anthony Grundy da un match quasi decisivo a Teramo, e la Virtus di Delonte e Dewarick andarci vicina vicina, al baratro, riuscendo quasi a far riaccendere speranze nelle derelittissime Varese e Scafati. Il mercato estivo è stato altisonante, almeno in casa Virtus, con l’arrivo di USA meno rischiosi dell’anno scorso, e con quel Boykins che potrebbe diventare uno dei nomi più mediaticamente interessanti della stagione: esperienza da tutte le parti, buon gruppo di aficionados alla maglia, e un allenatore che da anni sognava l’occasione della vita. Ora Renato Pasquali ce l’ha, la macchina con motore rombante che aveva sempre voluto, e a lui il compito di guidarla il più lontano possibile. Per la Fortitudo, la normalità sembra non essere proprio di casa, in zona Paladozza, con la questione Barron che ha sfortunatamente riaperto il mercato, quando forse Sakota avrebbe preferito poter avere i suoi effettivi, sicuri e certi, per poter lavorare di palestra e di parquet giorno dopo giorno. E’ tornato Bagaric, che alla quarta stagione su cinque in F sembra una mosca bianca, in un basket di magliette che vengono cambiate di settimana in settimana, e chissà chi occuperà lo spot di centro da qui al giorno della riapertura del mercato, a metà novembre. C’è genio e sregolatezza, nell’Aquila 2008-09, e la paura di molti è che, se non si salirà altissimi, ci si possa schiantare: normali, insomma, non si potrà mai esserlo.

C’è poi un panorama di minors che ha già aperto i battenti, dalla LegaDue in giù, con tante piccole realtà che vanno avanti, con serietà e professionalità che a svariati club del piano superiore forse mancano. Ozzano che da anni vive nel suo tranquillo orticello di B1 (anzi, A dilettanti, come ora si fa chiamare la terza serie), Anzola che vuole sopravvivere alle difficoltà estive figlie indirette del caos Flavio Tudini, e tante bolognesi nella serie C a prova che il movimento, comunque, è vivo e vegeto.

Come ogni anno – ormai siamo arrivati a quota nove – bolognabasket si presenta con la voglia di raccontare agli internauti cosa succede, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, partita dopo partita: con la semplicità di chi vuole essere chiaro, diretto e leggibile, pur in un mondo dove nuovi siti, sempre più ricchi e sponsorizzati, nascono da un momento all’altro. Non saremo i più trendy e famosi, ma nove anni di vita – una eternità, a livello web – provano la nostra serietà e amore per la palla a spicchi. Un grazie, e che sia palla a due anche quest’anno, finalmente.

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