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Afa e bollori estivi non si sono sopiti nemmeno sul far della sera, quando Bologna ha assistito paralizzata all’epilogo della «saga infinita» tra Gianluca Basile e il Barcellona. Avete capito bene. La telenovela stavolta, pur con mille sfumature, l’hanno siglata le due parole uscite per bocca dell’agente Maurizio Balducci: «Free agent». Basile libero, addirittura, dopo il caldo divampato direttamente dagli uffici blaugrana, presente il procuratore. Accordo? Introvabile, neanche dopo 48 ore di riflessione dirigenziale. Nulla. E Basile, che smontava in settimana ogni vociferare sul possibile divorzio, ha faticato ad accettarlo o forse ha provato ancora a tenere allacciati i fili al punto da ammorbidire la situazione: «Non è ancora rottura, ci stiamo lavorando».
Nuotando contro corrente in un incontro sfociato in un mesto arrivederci e grazie, Basile probabilmente non voleva credere che proprio quel Barcellona che lui aveva messo in cima alle sue preferenze, l’avesse tradito. Il procuratore, che sabato scorso quando già si faticava a trattare aveva parlato di dead line fissata a lunedì, s’è scontrato sulle difficoltà della dirigenza azulgrana a mettersi d’accordo al suo interno, dopo due settimane complesse. Trovato l’accordo il 15 luglio, alla scadenza dell’opzione d’uscita dal contratto fra l’ex capitano biancoblù e i catalani, quell’intesa sulla parola non è stata mai siglata. Anzi, all’atto delle firme, si scopre la sorpresa: il biennale da 600 mila euro all’anno secondo il Barcellona andava da considerarsi «al lordo», non «al netto» com’è d’uso fare. «Salario bruto» era scritto sulle carte e quella formula a Balducci non è sfuggita: tutto da rifare. Con un problemone, 600 mila euro netti a Basile non volevano darglieli e quindi c’era poco da trattare. Già prima, con un contratto che chiamava 800 mila euro per la prossima stagione, Joan Creus, massimo dirigente catalano, offriva 400 mila. «È un errore del contratto, ma l’accordo si farà» ribatteva ieri il quotidiano Sport, stampato in loco, dove il summit s’è svolto. Ma già verso le 19 a Bologna si sapeva altro, cioè che il vertice era andato male e l’intesa, lontanissima, non si poteva certo trovare in tempi brevi vista la singolare tipologia dell’«errore».
Ora, per quanto Baso tenga caldi i buoni propositi e la fiducia in un improvviso, ed ennesimo, colpo di scena, oggi la sua permanenza al Barcellona non è nemmeno tiepida, ma addirittura congelata. Si parla anzi di buyout da incassare per l’estinzione del contratto. «È libero, non ci sono più vincoli» era il succo della posizione di Balducci. E anche in Fortitudo lo sapevano, iniziando a sfregarsi le mani per una trattativa prima vissuta di corsa, poi quasi accantonata e venerdì scorso, clamorosamente, riaperta. Gilberto Sacrati aspetta, la sua posizione è chiarissima: triennale da circa 600 mila euro per l’ex capitano, il leader che tanto sognava di avere di nuovo a casa, e poco importa se è già arrivato Matteo Malaventura. Sarebbe un altro colp accio, non c i sono Roma o Virtus che tengano perché la Fortitudo ha un vantaggio enorme nel cuore del Baso, sballottato oggi da molteplici emozioni. D’altronde lui è tarato per reggere gli urti che contraddistinguono le sue dipartite, come nel 2005 quando vinto il tricolore abbandonò le Due Torri all’improvviso, con lo sgomento dei tifosi a cui aveva promesso fedeltà alla maglia. Ora la storia si ripete col Barça, mentre la Bologna biancoblù si sfrega le mani, aspettando un ritorno che nella mente di Sacrati risarcisce la piazza d’ogni ferita.

Categoria: Basket
 

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