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Gordon ha ventuno anni ed è un rookie appena uscito dal college, Barron, che gli siede a fianco ha solo un paio d’anni in più ma arriva da tre stagioni ai Miami Heat. In comune? Sono neri, entrambi americani, entrambi arrivati assieme in Folgaria per il raduno e la presentazione. Due storie da raccontare però differenti, perché uno nell’Nba è cresciuto, l’ha testata nel bene e nel male, e s’è pure stancato. L’altro s’è candidato quest’estate al draft ma è stato scartato e pur felice della nuova destinazione italiana, avrebbe voluto essere oltreoceano con quei campioni che Barron conosce bene.
Play e pivot, o meglio, vista la polivalenza d’entrambi, giocatori da scoprire e vedere in azione dentro una Fortitudo che tutti dicono avere tre, quattro combinazioni di squadra differenti. L’aspetto più interessante sulla scia di Woods, il precursore che ha ammesso «la Grecia è stata più esaltante dell’Nba», lo confessa pure Barron, riguardo alla sua scelta di venire in Europa, bizzarra per uno che cominciava a ritagliarsi qualche spazio oltreoceano. «In verità — spiega — la mia esperienza in Nba non è stata facile, soprattutto da rookie non avevo spazi se non durante gli allenamenti. Lì cercavo di sfruttare al massimo il confronto con i grandi campioni per crescere, ma a lungo andare pesava. Solo nella seconda metà dell’anno scorso m’ero ritagliato qualche spazio. Avrei potuto sperare di averne anche quest’anno, è vero, ma ho fatto la scelta di giocare a pallacanestro e non stare a guardare, e alla Fortitudo voglio essere un protagonista. Team vincenti come Miami invoglierebbero chiunque, ma se ami stare sul campo non puoi accontentarti più». Lui, però, vanta un maestro… «Shaquille O’Neal è stato mio compagno e maestro, è stata dura anche per lui fare strada, e per molti lunghi in Nba. In palestra c’allenavamo duro, era una battaglia quotidiana. Chi sono? Non solo un pivot, sfrutto rapidità e fisico, copro in difesa e con la palla attacco il ferro faccia a canestro».
Mentre Gordon dice di sé: «Sono un buon passatore, e mi considero anche un buon rimbalzista, difendo e gioco duro». Lui nella Nba c’aveva sperato, dopo il college a Mississipi, dove s’è messo in mostra per la sua potenza fisica. «Non sono seccato di non essere stato scelto al draft. Era un obiettivo, ma sapevo bene che era dura. In Europa mi piace quello che vedo, il sistema di gioco, credo di saper difendere chiunque esterni grandi e piccoli».

Categoria: Calcio
 

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