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Incontrarlo nella sede della Fortitudo, stamattina, è sembrata la cosa più naturale del mondo, come se non fosse mai andato via. Ed allo stesso modo nel pomeriggio è tornato ad occupare il “suo” posto in spogliatoio, ed ha chiesto ed immediatamente ottenuto di poter tornare ad indossare il “suo” numero 11 a Kieron Achara, che passa così al 20. Dalibor Bagaric è di nuovo un giocatore della Fortitudo e racconta così la sua estate. “Non c’è mai stato un autentico distacco dalla Fortitudo, né alcun problema. Siamo sempre rimasti in ottimi rapporti, e Zoran Savic mi aveva formulato un’offerta molto corretta. Ero venuto qui a Bologna per parlarne, quando mi si è prospettata la possibilità di ritentare la strada della NBA, chiamato dagli Atlanta Hawks. Così, gli ho detto che avrei voluto provare e sono andato. Ogni giocatore sogna di far parte della lega più forte del mondo, mi sono sentito di riprovare e sono stato là quasi quattro settimane, ma alla fine ho deciso che non faceva per me”. Quali i motivi di questa scelta, per molti versi controcorrente? “Tanti, ma in primo luogo metto la mia famiglia: ho due bambine piccole, non posso più fare la vita di quando a 20 anni andai a Chicago. Ora che ne ho 28 e una famiglia che porto sempre con me, preferisco una sistemazione più stabile. Inoltre, sento di essere nell’età giusta per giocare, mentre là c’era sempre il rischio di vedere il campo soltanto per pochi minuti o essere scambiato. Non volevo più correrlo, soprattutto dopo una stagione negativa come quella scorsa. Inoltre, dopo questi anni trascorsi in Europa tra Italia e Spagna, mi sono reso conto di essermi ormai abituato a questo sistema di basket, di non essere più fatto per quello americano. Così ad una settimana dall’inizio dei training camp ho deciso di lasciare gli Atlanta Hawks, un’organizzazione di ottimo livello e fatta di grandi persone, che hanno rispettato la mia scelta. Tornato in Europa, sono andato ad allenarmi con un club minore di Zagabria, non volendo farlo col Cibona. Ed ho cominciato immediatamente a parlare con la Fortitudo”. Perché appare un qualcosa di quasi scontato? “L’ho subito considerata la mia prima opzione, anche se avevo altre offerte in Europa. Sento di appartenere alla Fortitudo, di dovere qualcosa alla sua gente, ai tifosi che anche in un’annata difficile come quella passata hanno continuato a viaggiare ovunque al nostro seguito e ci hanno spinti fino ai playoff. Con la Fortitudo c’è un amore reciproco: tornare qui mi è subito sembrata la cosa giusta da fare”. Hai sempre sottolineato l’importanza della componente familiare nelle tue scelte. “E’ scontato dire che la mia famiglia è stata subito felicissima, da mia moglie alle mie bambine. Quella maggiore, che ha 5 anni, la mattina che andavamo in aeroporto per prendere il volo per Atlanta mi ha domandato in tutta semplicità se anche i tifosi degli Hawks avrebbero cantato il mio nome come quelli della Fortitudo. Gli ho spiegato di no, che non solo avrebbero faticato a pronunciarlo ma in più là il pubblico viene ad assistere alle partite ma senza tifare in quel modo, e lei ci è rimasta malissimo, non riuscendo a capacitarsene…”. Hai vissuto gli ultimi playoff dal quintetto base, ora cosa ti aspetti? “Non ho ancora avuto modo di parlare con coach Sakota, sono arrivato appena ieri sera ed ho appena assaggiato un po’ di allenamento in mattinata. Di certo, mi interessa soprattutto non vivere più una stagione così negativa e difficile sia per me che per la Fortitudo, e sono tornato convinto di poter tornare a lottare per risultati importanti, pur in un Campionato dal livello sicuramente in crescita e con squadre come la Virtus e Milano che si sono rinforzate, una Treviso che vorrà tornare protagonista, altre come Avellino pronte a confermare la sorpresa dell’anno scorso e, naturalmente, Siena e Roma che negli ultimi due anni sono state le più forti e continue”. Con Roma avrai motivazioni particolari? Da Repesa a Brezec… “Ho giocato le qualificazioni preolimpiche con la Nazionale croata, ma purtroppo all’ultimo momento coach Repesa mi ha informato che non avrei fatto parte dei 12 per le Olimpiadi. Roma però sarà un’avversaria estremamente forte nel suo complesso, da battere come tutte le altre. In quanto a Primoz, l’ultima volta che ci siamo affrontati coi club è stato in un Olimpija-Cibona di almeno dieci anni fa, mentre in quelli successivi è accaduto una volta a Belgrado con le rispettive nazionali. Fuori dal campo abbiamo un buon rapporto, è un’ottima persona, una volta in campo però l’avversaria da battere sarà Roma”. Dove collochi la Fortitudo? “Mi sembra un ottimo gruppo, che ora avrà bisogno di unirsi al meglio in questo mese. Ci aspetta un calendario molto duro fin dall’esordio di domenica a Udine, ma vogliamo sicuramente partire in maniera migliore di quanto accadde un anno fa. Potremo avere degli alti e bassi, ma in generale dovremo subito puntare ad un rendimento maggiore. Fisicamente mi sembriamo una squadra molto potente, con Huertas che è un ottimo playmaker, Gordon che mi ha impressionato per forza fisica e doti di salto, così come Woods ha ottimi numeri e Forte lo conosciamo, in più anche sottocanestro possiamo farci valere. Abbiamo il talento che ci serve, ora dovremo pensare a difendere”. Sei già pronto per reggere 20’ sul campo? “Penso di sì, ma come sempre dipenderà anche dall’avversario che affronteremo. Mentirei se dicessi di essere al massimo della forma, ma ho lavorato tutta l’estate e sono certo che in un paio di settimane sarò pronto a giocare come la gente si aspetta da me”. Forse, il vero passo in più potrebbe essere psicologico per te. “Sono d’accordo, non ho ancora tirato fuori il mio potenziale al meglio. Mi impegno personalmente a non discutere con gli arbitri e non cadere in falli stupidi, anche se a volte rispetto agli intenzionali conta molto l’interpretazione arbitrale, quando magari di fronte ad un difensore di quasi 130 kg l’attaccante accentua il contatto o si butta a terra. Ma non cerco scuse, sulla foga del momento si può anche discutere con gli arbitri ma in realtà fuori dal campo ho un rapporto molto normale con loro, sono persone che fanno al meglio un lavoro importante e difficile. Inoltre, non voglio mai cercare scuse, come non l’ho fatto per la brutta stagione scorsa. Ma ora sono qui per impegnarmi insieme alla Fortitudo per vivere tutt’altro tipo di stagione”. La Fortitudo ha ritrovato il suo totem, forse mai così pronto a giocare per lei.

Categoria: Basket
 

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