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Mister, sinora la squadra è stata “nascosta” dalla mole di lavoro svolto in ritiro?
“Sì, certo. Col fatto che i nostri impegni amichevoli li ritengo come allenamenti, è chiaro che la squadra non ha sicuramente potuto dare il meglio: abbiamo sempre lavorato la mattina prima degli incontri, in queste condizioni non si può dare il massimo. Qualcosa si inizia ad intuire, comunque: siamo cresciuti un po’ in tutti i reparti”.

Quali sono le sue sensazioni?
“Le sensazioni sono positive: la squadra lavora molto bene, non ha bisogno di grandi stimoli e questo è molto positivo perché vuol dire che è composta da giocatori in grado di allenarsi molto bene. Del resto, la squadra è predisposta per questo tipo di discorso: abbiamo “vecchietti” che lavorano molto bene e i giovani non fanno altro che andargli dietro. E poi abbiamo grandi motivazioni, chi per una ragione chi per l’altra; la Serie A l’abbiamo voluta tutti e adesso ce la godiamo”.

Cosa manca per completare la rosa?
“Un giocatore di sinistra e un attaccante”.

Che tipo di punta si aspetta che arrivi?
“Potrebbero esserci diverse soluzioni sotto questo aspetto. È chiaro che io vorrei un attaccante pronto per giocare (se è pronto per ottobre o novembre adesso non so cosa farmene). Come caratteristiche, dovrebbe essere o di buona rapidità o di stazza in grado di reggere da solo il reparto offensivo”.

Come valuta i nuovi stranieri?
“Sono arrivati da troppo poco per poterli valutare: Rodriguez purtroppo ha avuto subito un contrattempo, Britos non s’è ancora allenato con la squadra perché ha bisogno di fare una decina di giorni di preparazione. L’unico che ho potuto vedere un po’ è Coelho: mi pare predisposto più per giocare come esterno alto che come terzino destro, ma lavorandoci secondo me potrebbe fare anche l’esterno dietro; è un giocatore di buona corsa e velocità e sa mettere molto bene la palla destro”.

E che risultati ha prodotto l’esperimento Bombardini?
“Ormai non è più un esperimento. I miei collaboratori mi hanno aperto gli occhi su questa possibilità: finora è andato benino, da parte sua c’è disponibilità, io insisto, poi vediamo. Chiaramente gli servono allenamenti per migliorarsi in un ruolo che per lui è nuovo, ma posso già dire che in fase difensiva nell’uno contro uno è fortissimo”.

Molti addetti ai lavori inseriscono il Bologna tra le squadre pericolanti. Moggi dice la salvezza sarebbe un miracolo.
“Moggi è un mio amico, se dice questa cosa: significa che se salvo il Bologna faccio un miracolo! L’ha detto per valorizzare il mio lavoro! Battute a parte, tutto questo è un piacere per me: motiva la squadra e fa crescere la voglia di dimostrare che non è così. Posso immaginare che gli altri abbiamo molti punti interrogativi; basti pensare alla nostra coppia d’attacco, formata da un esordiente in A, Bernacci, e uno che manca da alcuni anni in massima Serie, Marazzina: io però sono convinto che entrambi possano fare benissimo. Inoltre, abbiamo avuto la fortuna di fare due o tre ottimi acquisti mirati, che sono già altrettante certezze: Zenoni e Volpi, oltre ad essere ottimi giocatori, sono grandi professionisti e lavorano molto bene, mentre Mudingayi è l’elemento di forza che avevo chiesto in mezzo al campo, dal momento che avevamo solo Mingazzini con certe caratteristiche. Spetterà poi al campo, come sempre, decidere se abbiamo fatto scelte giuste oppure no. Terminato il ritiro, dopo l’amichevole di Rimini, parlerò con la società e dirò a Salvatori chi voglio tenere e chi no: a quel punto bisognerà fare delle scelte. In qualche settore, bisogna anche sfoltire: se abbiamo giocatori duttili in grado di fare diverse cose, mi basta anche una rosa di diciannove giocatori, portieri esclusi”.

Molti allenatori iniziano a volere rose meno ampie rispetto al passato.
“Per noi era così anche l’anno scorso, quando nel girone di ritorno non avevamo molti giocatori in organico. Ripeto: per me venti giocatori, tra cui uno molto giovane e di buona prospettiva (ad esempio uno come Casarini lo terrei nei venti), più i portieri costituiscono la rosa ottimale”.

Coda può essere l’attaccante giovane che stavate cercando?
“Devo fare delle valutazioni. In questo momento non è lui: deve ancora farmi vedere, non basta una buona partita”.

E di questo Adailton cosa pensa?
“Potrebbe essere una delle punte. L’ho avuto l’anno scorso a campionato iniziato, senza aver fatto la preparazione, ed ha avuto degli alti e bassi; per come sta andando adesso, tanto di cappello. Ora è molto diverso in tutto, a cominciare dalla corsa”.

A centrocampo potrebbe essere Carrus a partire?
“Non lo so, non è detto. È difficile da scegliere: vediamo un po’. A Salvatori ho detto che ne parliamo dopo ferragosto, dopo l’amichevole di Atene”.

In campionato adotterà i moduli utilizzati sinora in amichevole?
“Io parto con quello che ho provato in queste amichevoli, il 4-4-2 o il 4-2-3-1, ma molte volte noi probabilmente giocheremo anche con i tre centrocampisti. È una cosa di cui devo ancora parlare con la squadra ma che ho già in testa, anche perché, a seconda di chi incontreremo, cambieremo qualcosa del nostro atteggiamento tattico”.

Pensando al Bologna che verrà, che tipo di squadra immagina?
“Mi piacerebbe una squadra che va a rompere le scatole a tutti: una squadra tignosa”.

Che soddisfazioni vorrebbe togliersi?
“Quella più importante: rimanere in Serie A. Per il resto, non mi interessa battere l’una o l’altra squadra: l’importante è fare i punti per salvarsi”.

Categoria: Basket
 

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