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Francesco, ti riaffacci alla Serie A a 39 anni.
“Fino all’anno scorso i portieri “vecchi” andavano bene: adesso non è più così? Gli anni non mi pesano: mi diverto ancora e, ora che siamo riusciti a riconquistare la Serie A, voglio giocarmela, quindi sono ancora più stimolato. Il tempo è l’unica cosa che non si può fermare. Ho solo il piacere di giocare: questa è la cosa più importante. Non vado alla ricerca di altre cose, di record o di numeri: non mi interessa, non guardo a queste cose. Finché sto bene e mi diverto, vado avanti. Poi il resoconto lo faremo il 31 maggio”.

Quando un portiere arriva alla soglia dei 40, in cosa migliora e dove cala?
“Magari con gli anni perdi qualcosa a livello di reattività e velocità, com’è normale che sia, ma guadagni sotto l’aspetto dell’esperienza: leggi meglio le partite e le situazioni di gioco, quindi ti posizioni meglio”.

In estate c’è stata l’ipotesi di un tuo passaggio alla Juventus, come vice di Buffon.
“Ci ho pensato, se n’è parlato, è anche un fatto gratificante se ti cerca una squadra come la Juve (vuol dire che in questi anni hai lavorato bene), poi però ho preferito restare qua, anche perché sono vicino a casa, gioco e sto bene. Bologna mi ha dato tanto e penso di aver dato qualcosa anch’io. Non sono mai stato un arrivista, ci sono altre cose oltre alla Champions League: io ho bisogno di stare bene; per come ragiono io, alla Juve probabilmente avrei fatto fatica, mentre qui sto benissimo”.

Qual è il giocatore più bravo con cui hai giocato?
“Ho avuto la fortuna di giocare in grandi squadre, con campioni come Totti, Van Basten, Baresi, Gullit”.

Come mai il calcio italiano è in crisi di portieri?
“Probabilmente sono anche migliorati gli stranieri, che sono venuti qui e hanno lavorato con ottimi preparatori. Ci sarà anche un po’ di regressione da parte nostra, ma penso sia solo una cosa ciclica”.

Quanto è cambiato il calcio nel tuo percorso?
“Passando alla Sampdoria, e successivamente tornando al Bologna, ho ritrovato una dimensione più consona a come sono fatto io: un calcio vissuto in maniera più tranquilla, con la giusta pressione da parte del pubblico durante la settimana. A livello tecnico, il calcio è sempre più veloce: devi ragionare in fretta, specie in Serie A dove non ti puoi permettere di sbagliare niente altrimenti otto volte su dieci ti castigano”.

In cosa il Bologna neopromosso non può permettersi di sbagliare?
“Nella mentalità, nella determinazione: non bisogna mollare nessun pallone, occorre essere sempre concentrati”.

Vi dà fastidio il fatto che alcuni addetti ai lavori vi considerino così poco?
“È scontato: siamo una neo promossa. Dicono che la salvezza sarebbe un miracolo? Allora se ci salviamo vorrà dire che avremo fatto un miracolo: è uno stimolo in più per fare bene e dare uno smacco a chi l’ha detto. Forse quando ero qui ed eravamo appena tornati in A dicevano le stesse cose, poi però abbiamo fatto piuttosto bene”.

Questa squadra cos’ha di quel tuo Bologna del passato?
“I giocatori sono tutti diversi, i tempi anche, quindi non puoi fare un paragone. Ma lo spirito è il medesimo: la voglia c’è di sicuro. Ecco, questa squadra non è mai stata una di quelle che mordono gli avversari e le partite: abbiamo altre caratteristiche. Ma puoi anche essere bello e determinato allo stesso tempo: a volte non basta essere solo rognosi”.

Quale attaccante temi di più in A?
“Tantissimi sono molto forti: ogni squadra ha attaccanti di valore. La Juventus arriva con Amauri, Del Piero e Trezeguet, uno che tocca un pallone in novanta minuti e te lo butta dentro. L’Inter ha quattro o cinque campioni davanti. Il Milan ha gente come Ronaldinho, Kakà, Inzaghi. Dovunque vai, ne trovi di tutti i gusti. La mia bestia nera, però, è Vieri”.

Esordirete a San Siro contro il Milan, la tua squadra di tanti anni fa.
“Mi fa piacere: è bello esordire proprio lì e contro i rossoneri. Ed è gratificante tornare a giocare in certi stadi: aggiunge gusto al giocare a calcio. Al Milan ho avuto la fortuna di lavorare con persone che ogni giorno avevano una gran voglia di mettersi in competizione: avevano una mentalità positiva e questo mi è rimasto dentro. Probabilmente l’avevo già dentro di me, però, quando capiti in una squadra che ogni giorno si allena al cento per cento e vince tanto, questo ti insegna qualcosa: nulla viene dal caso”.

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