Telecentro Odeon TV

La Tv di Bologna e dell'Emilia-Romagna (canale 17 e 71)

No Banner to display

Sono un centinaio alle 18 nella tremenda calura della sala stampa al piano primo del Cierrebi Club, di sotto, sul parquet climatizzato, oltre 350, armati di macchine digitali, sciarpe e blocchetti per gli autografi, ad accogliere la Virtus che si raduna, in attesa di riascoltare qualche voce da dentro per capire come possa completarsi un mercato finora elettrico. Come tutte le vicende che potevano avere cento storie diverse, la quasi totalità di presenze (Ford, Arnold, Langford, Chiacig, Righetti, Giovannoni, Vukcevic e Blizzard, poi ancora Barlera, Lestini e i giovani campioni d’Italia) fanno compilare bilanci quasi completi. Li presenta Gigi Terrieri, li introduce Renato Pasquali: «Sono contento di vedere così tanta gente, la prendo come una dimostrazione di affetto e come buon auspicio». Microfono anche per Giovannoni: «Sono contento di essere qua pure quest’annoda capitano. Non posso promettere sicuramente trofei o vittorie ma al solito che giocheremo col cuore. Questo sì». Di fronte, tra i fattori migliorabili, monta l’attesa. Fra chi c’è, è il duo USA Ford-Arnold (col suo enorme orologio tutto d’oro) ad incuriosire di più, anche se manca Earl Boykins, l’uomo copertina del mercato bianconero. Sia coach Pasquali («Devo ringraziare la società perché si è adoperata per fare una squadra con un senso ed una logica sia per l’Italia che per l’Europa») che patron Sabatini sentono d’aver caricato molte cartucce: pure dopo il no di Bynum la corsa è subito ripartita e prevedere che sia stata giusta appare oggi l’opzione più accreditata. Lo pensa coach Pasquali: «Siamo sicuri di avere 10 buoni giocatori, dovranno dimostrare di poter diventare una grande squadra. Ci adopreremo per farlo. Abbiamo cercato il meglio, anche senza Bynum, in regia abbiamo fatto al miglior scelta possibile, con Langford, Vukcevic e Blizzard che possono dare una mano a Boykins, al quale ho spiegato che qua in Italia nessuno gli stenderà il tappeto rosso solo per il suo curriculum NBA. Eurolega a parte, a chi è venuto abbiamo potuto offrire il massimo, volevamo soprattutto un forte asse play-pivot. Ogni giocatore deve essere forte non singolarmente ma per il sistema squadra, creare una buona competizione d’allenamento. Solo allora possiamo parlare di obiettivi. Per ora dico che faremo un tipo di gioco adatto ai giocatori che abbiamo scelto, diverso a seconda del tipo di gara. Potremo uscire anche sconfitti ma solo per merito dell’avversario, non usciremo mai senza aver dato tutto, non dando l’impressione che ci siamo impegnati fino in fondo. Sappiamo che questa è una piazza esigente, l’obiettivo è avere una logica futuribile ma anche quello già di essere efficaci in questa stagione». Altrettanto euforico l’assistente Phil Melillo, assieme a Christian Fedrigo a completare lo staff tecnico: «Dopo 14 anni da capo allenatore, la chiamata della Virtus, anche se come assistente, era una occasione da non poter proprio lasciarsi scappare». E’ vero che di ‘sti tempi altri ricchi piangono, e spiccano tragici digiuni pure nelle magne Treviso e Roma: se interessa (e interessano a tutti, i guai di mercato), mancano anche là alcuni pezzi. Ma torniamo alla Virtus, e a quel che ci vorrà per tentarci. Senza più nomi roboanti in giro, la scelta del vice Boykins si fa sempre più delicata ma non duole. Tutti al vaglio, allora, con maggiore attenzione, per una volta senza dover attendere che nazionali o infortunati rientrino alla base (lo scorso anno fra campionati continentali e beghe cliniche al raduno si presentarono in 6). Col peso del pronostico le insidie saranno anche millanta, millanta e una quelle che non perdonano nulla, ma sarà pur vero che, dagli assalti di mercato, la scelta del pacchetto lunghi, è finora uscita come la migliore. Se si può dire. E si può dire, avendone viste tante peggiori in giro per altri lidi.

Categoria: Basket
 

Lascia un Commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.