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Matteo Boniciolli e Dragan Sakota non potrebbero arrivare al derby numero 102 della storia del basket bolognese in condizioni di spirito più antitetiche. Il tecnico triestino, che ha un agente serbo – Misko Raznatovic – e filosoficamente è sempre stato molto vicino alla scuola dell’ex Jugoslavia (sia per questioni geografiche che per il rapporto stretto con Boscia Tanjevic), è in uno di quei momenti in cui tutto sembra riuscirgli bene. Una palla persa di Earl Boykins si trasforma nell’assist del pareggio, un tiro da tre da metà campo diventa un vantaggio di tre punti e qualunque cosa abbia toccato nella Virtus in queste poche settimane si è rivelata produttiva. Persino la perdita di Brett Blizzard che ha sbloccato il trio Vukcevic-Righetti-Langford. Tutti e tre strepitosi a Roma. Il coach della Fortitudo, che lo scorso anno vinse il derby con una rimonta prodigiosa nell’ultimo minuto e poi con un supplementare da indemoniato di Joseph Forte, è inevitabilmente discusso. Dopo la sconfitta con Valencia di martedì sera si era parlato di un vertice inquietante con il general manager Savic. In realtà i due si confessano sempre dopo le partite e martedì sono andati a cena con le rispettive mogli, così come avevano programmato fin dalla vigilia. Ma sono i risultati a giudicare gli allenatori e nessuno è contento dei risultati dell’Aquila. Né del modo in cui gioca. Savic è un uomo di palestra e non cambia opinione tanto facilmente. Ma se si convincesse che Sakota non è l’uomo giusto per la sua Fortitudo non guarderebbe all’amicizia storica tra i due. Era amico anche di Dusko Ivanovic ma a Barcellona è saltato comunque. Molti sospettano che a difendere Sakota non sia solo il rapporto stretto (ma in questo caso è una questione di stima tecnica più che di amicizia) con Savic ma la mancanza di soluzioni convincenti per un’ipotetica sostituzione. Tra gli italiani liberi ci sono Cesare Pancotto e Alessandro Ramagli; Sasha Djordjevic è considerato di nuovo in orbita Milano con un incarico dirigenziale; pescare all’estero di questi tempi non è un’ipotesi attraente. Questo rafforza la speranza di Savic di poter portare avanti il lavoro su questa squadra contando su miglioramenti repentini ora che il roster ha un volto definito. E il resto sono solo chiacchiere. Perché al club Sakota può imputare forse di aver sbagliato alcune valutazioni soprattutto caratteriali su qualche giocatore. Ma non di avergli messo in mano poco talento. Lazaros Papadopoulos è l’ultima dimostrazione. E tuttavia questo ci riconduce al punto di partenza: fino a quando potrà essere difeso? Di sicuro a Boniciolli non è piaciuto dover preparare il derby a Tallinn, per giocarlo dopo una trasferta di coppa diventata lunghissima. Ma è in una fase positiva della sua carriera. Sarà un caso ma è entrato diretto nel cuore della Virtus, tra giocatori cui ha cambiato ruolo e minutaggio vedendo crescere il loro rendimento. Gli episodi l’hanno premiato, ma lui ha portato la squadra nella posizione giusta per meritarsi l’aiuto della fortuna. E può sempre dire di aver vinto anche senza Chiacig, anche senza Arnold, anche perdendo Blizzard. Ha usato il bastone e la carota, ad esempio con Koponen, elogiato per l’adattabilità a compiti inusuali e punito a Tartu per due minuti in quintetto senza passione. Sakota è 1-0 nei derby, Boniciolli è 2-1 ma dopo l’80-71 del 16 novembre 2002 contro il maestro Tanjevic perse la panchina. Savic aveva deciso di esonerarlo prima del derby e non cambiò idea per una vittoria in più o in meno. Alla fine Savic è il ponte che collega Sakota a Boniciolli, Virtus a Fortitudo. E’ il protagonista nascosto di questo derby. Dragan Sakota è amico di Savic ma sa bene che se la sua Fortitudo dovesse fallire la prova nel derby sarebbe silurato dal dg che ha necessità assoluta di rilanciare la squadra sia in Italia che in Europa e questo è possibile solo con un nuovo coach.

Categoria: Basket
 

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